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Umbria: c’è attenzione al benessere dei dipendenti

Secondo i dati del Centro Studi Tagliacarne-Unioncamere, in molti ambiti, l’Umbria si distingue per un elevato livello di coesione socio-economica nelle imprese. In particolare, il 70,9% delle aziende promuove iniziative di welfare aziendale per migliorare il benessere dei propri dipendenti, mentre il 57,1% si impegna nel rafforzamento delle competenze attraverso programmi di formazione e sviluppo professionale.

Inoltre, il 35,2% delle imprese collabora con i dipendenti per progetti innovativi, e il 34,7%
mantiene rapporti con scuole e università per attività come stage, tirocini e iniziative di alternanza scuola-lavoro, favorendo il dialogo tra il mondo dell’istruzione e quello produttivo. Con altri tipi di stakeholder, la percentuale di imprese umbre che dichiara di avere relazioni è inferiore al 15%. In dettaglio, il 12,8% delle aziende intrattiene rapporti con le comunità locali, il 9,7% con i clienti e il 9,2% con organizzazioni del settore non profit.

Confrontando i dati con il Centro Italia e il resto del Paese, emerge che l’Umbria mostra un livello di relazionalità generalmente superiore alla media della macroarea, e in linea alla media nazionale. Nel dettaglio, il 70,9% delle imprese umbre si impegna in iniziative di welfare aziendale, superando il dato del Centro Italia (70,6%) e quello nazionale (69,6%). Anche per i progetti di innovazione con i dipendenti, l’Umbria si posiziona sopra la media del Centro (35,2% contro 33,2%) e in linea con quella italiana (34,7%).

Tuttavia, sul fronte dello sviluppo delle competenze dei dipendenti, la regione registra una percentuale inferiore alla media nazionale (57,1% contro il 55,4% dell’Italia), pur rimanendo al di sopra del dato del Centro (52,9%).

Analizzando gli stakeholder esterni, possiamo notare come la regione abbia una spiccata propensione alla collaborazione impresa, mondo accademico e della ricerca: il 34,7% delle imprese umbre ha stretto rapporti con scuole e università, contro il 27,8% al Centro e il 30,9% a livello nazionale; L’Umbria è terza in Italia per imprese che hanno rapporti con enti di ricerca con il 16,8% delle imprese (vs 13,2% nel Centro e 14,6% in Italia). Le imprese umbre si distinguono per i solidi rapporti con le associazioni di categoria, posizionandosi al quarto posto a livello nazionale: il 25,0% delle aziende mantiene relazioni con queste organizzazioni, superando sia la media del Centro Italia (19,9%) che quella nazionale (21,2%).

Notevole anche la capacità di dialogo con le istituzioni territoriali, scelta dal 16,3% delle imprese umbre, a fronte del 13,4% nel Centro Italia e del 15,8% a livello nazionale. Infine, si rileva una buona interazione con le comunità locali, coinvolgendo il 12,8% delle imprese umbre, rispetto all’11,2% del Centro Italia e al 12,2% della media nazionale.

I Fenomeni di Economy: Terni - Umbria
Terni – Umbria.

Il tessuto imprenditoriale umbro si distingue per un elevato grado di coesione. Il 21,9% delle imprese della regione dichiara di collaborare con altre aziende, principalmente per sviluppare partnership, rafforzare i rapporti di filiera, logistica e distribuzione, nonché per promuovere attività di innovazione e internazionalizzazione.
Questo dato supera la media del Centro Italia (18,6%) e quella nazionale (19,5%). Le imprese umbre mostrano anche una buona capacità di costruire relazioni con i clienti che vanno oltre il semplice rapporto commerciale, una strategia adottata dal 9,7% delle aziende, rispetto al 7,7% del Centro Italia e al 9,4% del dato nazionale. Tuttavia, le relazioni con il mondo non profit risultano meno sviluppate: solo il 9,2% delle imprese intrattiene rapporti con questo settore, contro il 12,0% del Centro Italia e il 13,2% della media nazionale.

Anche i rapporti con il sistema bancario, al di là delle interazioni ordinarie, mostrano segnali di debolezza. Solo il 26,0% delle imprese umbre dichiara di avere relazioni significative con le banche, un valore inferiore sia alla media del Centro Italia (28,6%) sia a quella nazionale (31,6%). La relazionalità con le imprese, istituzioni e soggetti locali aiuta la competitività.
Perciò il territorio, come insieme delle relazioni con i diversi soggetti che vivono la comunità locale, è un fattore di snodo per lo sviluppo nel perseguire una crescita sostenibile dove la competitività si coniuga con la coesione sociale.

E infatti l’OCSE ha definito il territorio, nella sua dimensione di fattore di crescita, con il termine di “Capitale territoriale”. Una misura della coesione economica locale è nella propensione a relazionarsi con gli stakeholder sia interni che esterni all’azienda. Attraverso l’indagine del Centro Studi Tagliacarne-Unioncamere è possibile esaminare il livello di relazionalità delle imprese con i vari attori locali.

Per quanto riguarda gli stakeholder interni la misurazione della coesione socio-economica considera il rapporto dell’imprenditore con i propri dipendenti in termini di:

  • i) investimenti nella formazione per il miglioramento delle competenze e la qualificazione personale (competenze);
  • ii) partecipazione dei dipendenti allo sviluppo di progetti di innovazione (progetti di innovazione);
  • iii) investimenti per migliorare la salute e il benessere dei lavoratori, la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro dei suoi dipendenti (welfare aziendale).

Per gli stakeholder esterni, per la misurazione della coesione socio-economica sono stati considerati i rapporti delle imprese con:

  • i) Altre imprese per partnership e rafforzamento dei rapporti di filiera, logistica e distribuzione, per attività di innovazione e internazionalizzazione;
  • ii) Scuole e Università, per collaborazioni per stage/tirocini di studenti e iniziative di alternanza scuola lavoro;
  • iii) Università e enti di ricerca, per realizzare ricerche utili al business dell’impresa e a progetti di Open Innovation;
  • iv) Banche, per migliorare la strategia finanziaria e aziendale, la competitività  accompagnamento con risorse e consulenza per progetti di innovazione;
  • v) Non profit (soggetti del Terzo settore);
  • vi) Clienti, per il coinvolgimento in “campagne di utilità sociale” (es. lotta allo spreco); vii) Associazioni di categoria settoriali/territoriali;
  • iv) infine, Comunità, nel senso ampio del termine, che coglie tutte le imprese che investono in interventi di riqualificazione e/o valorizzazione a beneficio delle comunità (es. sostegno ad attività culturali).
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