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Molise: la coesione sociale nella relazionalità delle imprese con gli stakeholder del territorio

Il Molise è leader in Italia per quota di imprese
attente al welfare aziendale, 78,8% (contro 69,6)

Secondo i dati del Centro Studi Tagliacarne-Unioncamere, in Molise la coesione socio-economica assume in molti casi tratti di rilievo: il 78,8% delle imprese ha relazioni con i dipendenti volte ad iniziative di welfare aziendale; il 63,6% delle imprese ha instaurato relazioni con i dipendenti in termini di miglioramento delle competenze; il 45,5% delle  imprese ha legami, al di là del rapporto finanziario, con le banche. Inoltre, il 36,4% delle imprese del Molise ha stretto rapporti con i dipendenti per progetti di innovazione e il 30,3% ha rapporti con scuole e università. Con altri tipi di stakeholder, invece, la percentuale di imprese molisane che ha dichiarato di avere relazioni è al di sotto del 20%: infatti, il 18,2% delle imprese ha legami con istituzioni territoriali, il 15,2% con associazioni di categoria, enti di ricerca e università e meno del 15% con comunità e non profit. Inoltre, meno del 10% delle imprese ha rapporti con altre imprese e clienti.

Se confrontiamo i dati con il Mezzogiorno e l’Italia possiamo notare come in generale la regione registri un grado di relazionalità maggiore alla media del Mezzogiorno e solo in alcuni casi inferiore. Per quanto riguarda le relazioni con gli stakeholder interni, cioè i dipendenti, i punti di forza delle imprese del Molise riguardano i temi del welfare aziendale e dell’aumento delle competenze dei propri dipendenti: immaginando un’ipotetica classifica regionale il Molise è prima in Italia per la quota delle imprese che ha dichiarato un’attenzione al tema del welfare aziendale, scelta presa dal 78,8% delle imprese contro il 70,1% nel Mezzogiorno e 69,6% in Italia, inoltre è prima per percentuale di imprese che hanno dichiarato di investire nella formazione per il miglioramento delle competenze e la qualificazione personale (63,6% vs 50,6% e 55,4%). Per quanto riguarda la propensione delle imprese a favorire in azienda la partecipazione dei dipendenti allo sviluppo di progetti di co-innovazione (38,7% contro il 32,5% nel Mezzogiorno e 34,7% in Italia) la regione si posiziona sesta in Italia.

FONTE: CENTRO STUDI DELLE CAMERE DI COMMERCIO GUGLIELMO TAGLIACARNE

Analizzando gli stakeholder esterni, le imprese della regione mostrano un altro punto di forza nella relazione con il settore bancario locale, al di là del mero rapporto di finanziamento (che sfocia ad esempio in attività di consulenza per progetti di innovazione): il Molise è la prima regione in Italia con il 45,5% delle imprese contro il 31,2% nel Mezzogiorno e il 31,6% in Italia. Altro punto di forza è il legame con le istituzioni territoriali, con il 18,2% delle imprese della regione contro il 14,7% nel Mezzogiorno e 15,8% in Italia.

Un passo in più rispetto ai valori del Mezzogiorno e in linea con i valori della penisola
si rileva nell’analisi della relazionalità con scuole e università per tirocini, stage, ecc.: scelta seguita dal 30,3% delle imprese molisane, contro il 25,4% del Mezzogiorno e una media nazionale del 30,9%. Quando si tratta di svolgere attività di Ricerca & Sviluppo e Open Innovation il grado di relazionalità delle imprese della regione con le università è migliore rispetto alla media del Mezzogiorno e al valore nazionale (15,2% vs 12,8% e 14,6%).

Per quanto riguarda la relazionalità con il no profit il 12,1% delle imprese molisane ha stretto rapporti con questi enti, contro una media nel abitudinari con le associazioni di categoria territoriali; nel Mezzogiorno tale quota è del 15,7%, si evince un forte divario rispetto alla media nazionale del 21,2%. Valori inferiori si registrano anche nella quota di imprese che dichiara di avere relazioni con i clienti al di là del solo rapporto commerciale, scelta seguita dal 9,1% delle imprese contro il 10,4% delle imprese del Mezzogiorno e il 9,4% delle imprese italiane. Infine, si registra una minore propensione delle imprese molisane a stringere relazioni con altre imprese per partnership e rafforzamento dei rapporti di filiera, logistica e distribuzione, per attività di innovazione e internazionalizzazione: scelta seguita dal 9,1% delle imprese contro il 18,1% nel Mezzogiorno e il 19,5% in Italia.

FONTE: CENTRO STUDI DELLE CAMERE DI COMMERCIO GUGLIELMO TAGLIACARNE

LA METODOLOGIA

La relazionalità con le imprese, istituzioni e soggetti locali aiuta la competitività.
Perciò il territorio, come insieme delle relazioni con i diversi soggetti che vivono la comunità locale, è un fattore di snodo per lo sviluppo nel perseguire una crescita sostenibile dove la competitività si coniuga con la coesione sociale. E infatti l’OCSE ha definito il territorio, nella sua dimensione di fattore di crescita, con il termine di “Capitale territoriale”.
Una misura della coesione economica locale è nella propensione a relazionarsi con gli stakeholder sia interni che esterni all’azienda.

Attraverso l’indagine del Centro Studi Tagliacarne-Unioncamere è possibile esaminare il livello di relazionalità delle imprese con i vari attori locali.
Per quanto riguarda gli stakeholder interni la misurazione della coesione socio-economica considera il rapporto dell’imprenditore con i propri dipendenti in termini di:

  • i) investimenti nella formazione per il miglioramento delle competenze e la qualificazione personale (competenze);
  • ii) partecipazione dei dipendenti allo sviluppo di progetti di innovazione (progetti di innovazione);
  • iii) investimenti per migliorare la salute e il
    benessere dei lavoratori, la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro dei suoi dipendenti
    (welfare aziendale).

Per gli stakeholder esterni, per la misurazione della coesione socio-economica sono stati considerati i rapporti delle imprese con:

  • i) Altre imprese per partnership e rafforzamento dei rapporti di filiera, logistica e distribuzione, per attività di innovazione e internazionalizzazione;
  • ii) Scuole e Università, per collaborazioni per stage/tirocini di studenti e iniziative di alternanza scuola lavoro; iii) Università e enti di ricerca, per realizzare ricerche utili al business dell’impresa e a progetti di Open Innovation;
  • iv) Banche, per migliorare la strategia finanziaria e aziendale, la competitività, accompagnamento con risorse e consulenza per progetti di innovazione;
  • v) Non profit (soggetti del Terzo settore);
  • vi) Clienti, per il coinvolgimento in “campagne di utilità sociale” (es. lotta allo spreco);
  • vii) Associazioni di categoria settoriali/territoriali;
  • iv) infine, Comunità, nel senso ampio del termine, che coglie tutte le imprese che investono in interventi di riqualificazione e/o valorizzazione a beneficio delle comunità (es. sostegno ad attività culturali).
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