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Calabria: la coesione sociale nella relazionalità dell’imprese con gli stakeholder del territorio

La relazionalità con le imprese, istituzioni e soggetti locali aiuta la competitività. Perciò il territorio, come insieme delle relazioni con i diversi soggetti che vivono la comunità locale, è un fattore di snodo per lo sviluppo nel perseguire una crescita sostenibile dove la competitività si coniuga con la coesione sociale. E infatti l’OCSE ha definito il territorio, nella sua dimensione di fattore di crescita, con il termine di “Capitale territoriale”.
Una misura della coesione economica locale è nella propensione a relazionarsi con gli stakeholder sia interni che esterni all’azienda. Attraverso l’indagine del Centro Studi Tagliacarne-Unioncamere è possibile esaminare il livello di relazionalità delle imprese con i vari attori locali.

Per quanto riguarda gli stakeholder interni la misurazione della coesione socio-economica considera il rapporto dell’imprenditore con i propri dipendenti in termini di: i) investimenti nella formazione per il miglioramento delle competenze e la qualificazione personale (competenze); ii) partecipazione dei dipendenti allo sviluppo di progetti di innovazione (progetti di innovazione); iii) investimenti per migliorare la salute e il benessere dei lavoratori, la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro dei suoi dipendenti (welfare aziendale).

Per gli stakeholder esterni, per la misurazione della coesione socio-economica sono stati considerati i rapporti delle imprese con: i) Altre imprese per partnership e rafforzamento dei rapporti di filiera, logistica e distribuzione, per attività di innovazione e internazionalizzazione; ii) Scuole e Università, per collaborazioni per stage/tirocini di studenti e iniziative di alternanza scuola lavoro; iii) Università e enti di ricerca, per realizzare ricerche utili al business dell’impresa e a progetti di open innovation; iv) Banche, per migliorare la strategia finanziaria e aziendale, la competitività, accompagnamento con risorse e consulenza per progetti di innovazione; v) Non profit (soggetti del Terzo settore); vi) Clienti, per il coinvolgimento in “campagne di utilità sociale” (es. lotta allo spreco); vii) Associazioni di categoria settoriali/territoriali; iv) infine, Comunità, nel senso ampio del termine, che coglie tutte le imprese che investono in interventi di riqualificazione e/o valorizzazione a beneficio delle comunità (es. sostegno ad attività culturali).

Secondo i dati del Centro Studi Tagliacarne-Unioncamere, nel sistema produttivo calabrese la coesione socio-economica assume in più casi tratti di rilievo: due terzi delle imprese ha relazioni con i dipendenti volte ad iniziative di welfare aziendale; il 42,4% delle imprese ha instaurato relazioni con i dipendenti in termini di miglioramento delle competenze; quasi un terzo delle imprese calabresi ha instaurato rapporti con i dipendenti per progetti di innovazione. Inoltre, il 31,3% delle imprese calabresi ha stretto rapporti con le banche.
Con altri tipi di stakeholder, invece, la percentuale di imprese calabresi che ha stretto relazioni è al di sotto del 20%: infatti, solo il 18,2% delle imprese calabresi ha stretto rapporti con scuole e università, il 14,1% con altre Imprese, il 13,1% con Comunità e Associazioni di categoria, l’11,1% con Istituzioni territoriali e meno del 10% delle imprese ha stretto rapporti con soggetti del terzo settore (9,1%) ed Enti di ricerca (8,1%). Inoltre, solo il 4,0% delle imprese calabresi ha stretto rapporti con i clienti per il coinvolgimento in “campagne di utilità sociale”.

Se mettiamo a confronto la Calabria con il Mezzogiorno e l’Italia si scoprono diversi punti in cui si registra un divario. Per quanto riguarda la relazionalità con gli stakeholder interni, cioè i dipendenti, la quota delle imprese calabresi che ha dichiarato di aver investito risorse nella formazione per il miglioramento delle competenze e la qualificazione del personale è inferiore sia alla media del Mezzogiorno sia a quella nazionale (42,4% vs 50,6% e 55,4%).Un divario ancora maggiore si registra nella propensione delle imprese a favorire in azienda la partecipazione dei dipendenti allo sviluppo di progetti di co-innovazione: 20,2% in Calabria contro 32,5% nel Mezzogiorno e il 34,7% nella media Italia. Quasi in linea invece il tema di welfare aziendale: 68,7% in Calabria, 70,1% nel Mezzogiorno, e 69,6% nella media nazionale.

Analizzando invece gli stakeholder esterni, il 14,1% delle imprese calabresi ha dichiarato di aver collaborato con altre imprese, dato al di sotto della media del Mezzogiorno (18,1%) e italiana (19,5%). Divario maggiore si evince guardando la relazionalità con scuole e università per tirocini, stage, ecc.: scelta seguita dal 18,2% delle imprese calabresi, contro il 25,4% del Mezzogiorno e il 30,9% dell’Italia nel suo complesso. Scende il grado di relazionalità delle imprese con le università quando si tratta di svolgere attività di Ricerca&Sviluppo e open innovation, confermando sempre un ritardo delle imprese calabresi: 8,1% ha investito in queste attività, attestandosi al di sotto della media del Mezzogiorno (12,8%) e italiana (14,6%).

Riguardo al sistema bancario, invece la situazione migliora, il 31,3% delle imprese calabresi ha rapporti stabili con il settore bancario locale (che va al di là del mero rapporto di finanziamento, sfociando ad esempio in attività di consulenza per progetti di innovazione): dato in linea alla media del Mezzogiorno (31,2%) e italiana (31,6%). Riguardo sempre alla relazionalità con il mondo bancario, in una ipotetica graduatoria regionale, la Calabria si posiziona decima in Italia.
Il mondo associativo imprenditoriale coinvolge il 13,1% delle imprese calabresi, dichiarando di avere rapporti abitudinari con le associazioni di categoria territoriali; nel Mezzogiorno tale quota è lievemente più alta (15,7%) e ancora più elevata nella media nazionale (21,2%). Restando nell’ambito dei corpi intermedi, circa l’11,1% delle imprese in Calabria ha relazioni abitudinarie con istituzioni territoriali come Camere di commercio, enti locali, ecc., mostrando una minore propensione rispetto alle imprese meridionali nel loro complesso (14,7%) e italiane (15,8%).

Ben il 13,1% delle imprese calabresi invece ha dichiarato di aver investito in interventi di riqualificazione e/o valorizzazione del proprio territorio a beneficio delle comunità, nel Mezzogiorno questo valore scende all’11,6% e in Italia al 12,2%. Questo valore fa posizionare la Calabria come settima regione italiana.

La relazionalità con il no profit invece è inferiore, solo il 9,1% delle imprese calabresi ha stretto rapporti con questi enti, contro una media nel Mezzogiorno dell’11,6% e italiana del 13,2%.
Ancora minore è la propensione a vedere i clienti non solo come acquirenti ma anche come soggetti con cui relazionarsi per motivi di sostenibilità sociale: solo il 4,0% delle imprese calabresi intervistate ha dichiarato di aver coinvolto clienti in “campagne di utilità sociale”, nel Mezzogiorno questo valore sale al 10,4% e in Italia al 9,4%.

Figura 1: Indicatori di coesione socio-economica. Calabria vs Mezzogiorno

Fonte: Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne

Figura 2: Indicatori di coesione socio-economica. Calabria vs Italia

indicatori-di-coesione-socio-economica-calabria-vs-italia
Fonte: Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne
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