Nel sistema produttivo lucano la coesione socioeconomica interessa in molti casi un notevole numero di imprese: il 70,4% ha relazioni con i dipendenti volte ad iniziative di welfare aziendale; quasi la metà delle imprese ha instaurato relazioni con i dipendenti in termini di miglioramento delle competenze; più di un terzo delle imprese lucane ha instaurato rapporti con i dipendenti per progetti di innovazione. Inoltre, il 35,2% delle imprese in Basilicata ha stretto rapporti con scuole e università e il 31,5% ha rapporti con le banche.
Il grado di relazionalità non supera il 20% in alcuni casi: solo il 16,7% delle imprese lucane si relaziona con Enti di ricerca e Università, il 14,8% con Comunità, il 16,0% con Istituzioni territoriali. Inoltre, meno del 10% ha relazioni con no profit e clienti. Se confrontiamo i dati con il Mezzogiorno e l’Italia possiamo notare come in generale la regione registri un grado di relazionalità in linea o maggiore alla media del meridione ma in alcuni casi inferiori ai valori nazionali. Per quanto riguarda le relazioni con gli stakeholder interni, cioè i Dipendenti, un punto di forza delle imprese in Basilicata è il tema del welfare aziendale: la quota delle imprese lucane che ha dichiarato un’attenzione a questo tema è al di sopra della media del Mezzogiorno e dell’Italia (70,4% vs 70,1% e 69,6%). Valori superiori anche nella propensione delle imprese a favorire in azienda la partecipazione dei dipendenti allo sviluppo di progetti di co-innovazione (35,2% vs 32,5% e 34,7%). Valori inferiori, invece, per gli investimenti in risorse nella formazione per il miglioramento delle competenze e la qualificazione del personale (46,3% vs 50,6% e 55,4%).

Analizzando gli stakeholder esterni, la regione mostra punti di forza nelle relazioni con le Istituzioni territoriali (20,4% vs 14,7% e 15,8%) e con Comunità (14,8% vs 11,6% e 12,2%). In una ipotetica classifica regionale, infatti, la Basilicata si posizionerebbe al primo e al secondo posto rispettivamente per il grado di relazionalità con Istituzioni territoriali e Comunità. Altro punto di forza delle imprese lucane è la relazione con Scuole e Università (35,2% vs 25,4% e 30,9%) ed Enti di ricerca (16,7% vs 12,8% e 14,6%) ma anche con le Altre imprese (22,2% vs 18,1% e 19,5%).
Bene anche la relazionalità con il mondo bancario (che va al di là del mero rapporto di finanziamento) che impegna il 31,5% delle imprese lucane contro il 31,2% nel Mezzogiorno e il 31,6% in Italia. Anche i rapporti con Associazioni di categoria, scelta seguita dal 20,4% delle imprese lucane contro il 15,7% nel Mezzogiorno e il 21,2% in Italia.
Meno bene invece è la propensione a vedere i clienti non solo come acquirenti ma anche come soggetti con cui relazionarsi per motivi di sostenibilità sociale: il 9,3% delle imprese lucane intervistate ha dichiarato di aver coinvolto clienti in “campagne di utilità sociale”, nel Mezzogiorno questo valore è pari al 10,4% e in Italia al 9,4%. Infine, solo il 5,6% delle imprese lucane ha rapporti con il no-profit, contro l’11,6% del Mezzogiorno e il 13,2% in Italia. La relazionalità con le imprese, istituzioni e soggetti locali aiuta la competitività. Perciò il territorio, come insieme delle relazioni con i diversi soggetti che vivono la comunità locale, è un fattore di snodo per lo sviluppo nel perseguire una crescita sostenibile dove la competitività si coniuga con la coesione sociale.

E infatti l’OCSE ha definito il territorio, nella sua dimensione di fattore di crescita, con il termine di “Capitale territoriale”. Una misura della coesione economica locale è nella propensione a relazionarsi con gli stakeholder sia interni che esterni all’azienda. Attraverso l’indagine del Centro Studi Tagliacarne-Unioncamere è possibile esaminare il livello di relazionalità delle imprese con i vari attori locali. Per quanto riguarda gli stakeholder interni la misurazione della coesione socio-economica considera il rapporto dell’imprenditore con i propri dipendenti in termini di:
- i) investimenti nella formazione per il miglioramento delle competenze e la qualificazione
personale (competenze); - ii) partecipazione dei dipendenti allo sviluppo di progetti di innovazione (progetti di innovazione);
- iii) investimenti per migliorare la salute e il benessere dei lavoratori, la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro dei suoi dipendenti (welfare aziendale). Per gli stakeholder esterni, per la misurazione della coesione socio-economica sono stati considerati i rapporti delle imprese con:
- i) Altre imprese per partnership e rafforzamento dei rapporti di filiera, logistica e distribuzione, per attività di innovazione e internazionalizzazione;
- ii) Scuole e Università, per collaborazioni per stage/tirocini di studenti e iniziative di alternanza scuola lavoro;
- iii) Università e enti di ricerca, per realizzare ricerche utili al business dell’impresa e a progetti di open innovation;
- iv) Banche, per migliorare la strategia finanziaria e aziendale, la competitività, accompagnamento con risorse e consulenza per progetti di innovazione;
- v) Non profit (soggetti del Terzo settore);
- vi) Clienti, per il coinvolgimento in “campagne di utilità sociale” (es. lotta allo spreco);
- vii) Associazioni di categoria settoriali/territoriali;
- iv) infine, Comunità, nel senso ampio del termine, che coglie tutte le imprese che investono in interventi di riqualificazione e/o valorizzazione a beneficio delle comunità (es. sostegno ad attività culturali).

